Dino Buzzati (16 ottobre 1906 – 28 gennaio 1972), giornalista, scrittore, pittore: la sua professione di cronista, la sua narrativa e la sua pittura, la sua vita sono qui descritte come una catena di presagi. "La parola Mistero è quella che, attorno a lui, ho sentito citare più di frequente" dice Nicola Dioguardi, che lo assistette nella tragica malattia; Romano Battaglia, che ha raccolto e trascritto le testimonianze di questo volume, non solo ci documenta che la vita di Buzzati fu una stupefacente tela di segni arcani e di premonizioni, ma che la sua stessa morte si presenta, quasi fosse l’ "ultimo racconto" dello scrittore, come una storia di sortilegi. L’attenzione per l’arcano e i suoi segnali, per i sortilegi e la loro premonizione, per il Mistero e il suo alfabeto, portarono Buzzati a studiare con accanimento e a cercare di svelare le incognite delle esistenze umane. "Ha studiato la morte tutta la vita" afferma Ruggero Orlando; ma, innanzitutto, ha cercato di interpretare la realtà quotidiana: "Coi pompieri, con l’uomo di notte della volante, cogli addetti dell’obitorio, con i segugi della squadra omicidi, con le ronde della buon costume, con i vigili urbani, Dino Buzzati continuò fedelmente a registrare la vita" (Franco Di Bella); "La sua narrativa scaturiva dalla volontà di smascherare la crudeltà, le amarezze, le delusioni, le illusioni, la bontà del più complesso degli animali esistenti sulla Terra: l’uomo" (Silvio Ceccato); "Aveva un’intelligenza romantica, dotata di un’immaginazione eccezionale, che gli permise di esemplificare il rapporto tra ordine e disordine, legge e ribellione, vita e morte" (Carlo Bo). Per cercare di capire il Mistero ci vuole una virtù che Buzzati possedeva in alto grado, la sapienza della discrezione: "L’eleganza ha rappresentato la vera etica della sua vita. Buzzati era la negazione dello snobismo" (Indro Montanelli); "Per me era un uomo semplicissimo: fingeva di arrabbiarsi per ironia" (Enzo Pepori, ristoratore); "Buzzati non piangeva mai. Forse le lacrime le inghiottiva" (Guido De Mario, metalmeccanico); "Forse mi sbaglio, ma mi è parso che Dino Buzzati davanti a certi animali si togliesse il cappello" (Un guardiano dello zoo di Milano). |