Ho sempre passeggiato sulla riva
del mare raccogliendo ogni volta conchiglie, stecchi, bambole rotte.
Mi è sembrato di vedere in quegli oggetti, depositati dalle onde sulla
sabbia, l'intera umanità con i suoi dolori e le sue gioie. Questi pensieri
sono la continuazione di "Ho incontrato la vita in un filo d'erba",
che ha avuto un grande numero di lettori. Anche l'idea di questa raccolta
è nata durante la stesura dei miei recenti libri e mentre lavoravo per
la rubrica "Abbecedario" de "La Nazione". Il segreto che permette all'uomo
di non invecchiare è quello di rimanere semplice e avere la capacità
di scoprire un mondo anche in un granello di sabbia. Non c'è niente
di troppo piccolo per un essere piccolissimo quale è l'uomo. Una volta,
un pescatore mi raccontò che se avessi trovato un pezzetto di legno
logorato dal tempo avrei dovuto conservarlo perché poteva essere un
resto della barca sulla quale navigò Gesù. Camminando lentamente dove
le onde lambiscono la rena, lontani dal chiasso e dalla vita di tutti
i giorni, ci addentriamo in riflessioni, considerazioni, pensieri e,
passo dopo passo, possiamo ritrovare la calma perduta, le serenità e
soprattutto noi stessi. E' come procedere a tu per tu con la nostra
coscienza che ci chiede una prova di verità e di purezza. Il mare è
come un cielo aperto sull'infinito del mondo: ci aiuta a ricordare le
tappe della nostra vita che sembrano essere rappresentate dalla lunga
serie di orme che lasciamo dietro di noi. Ho trascorso intere giornate
passeggiando e ogni volta sono tornato a casa con le scarpe piene di
sabbia e con nel cuore un po' più di saggezza. |