Un duplice, terribile equivoco dà l’avvio a questio strano, avvincente romanzo di Romano Battaglia: un colpo accidentale, sfuggito all’arma del protagonista, si trasforma agli occhi degli altri in volontà suicida; e una morte apparente viene scambiata per reale. Si sviluppa così una vicenda allucinante, raccontata dal protagonista stesso, che assiste con perfetta lucidità, e altrettanta impotenza, alla preparazione delle proprie esequie. Mentre le ore passano con una lentezza atroce, gli ritornano alla memoria le immagini della sua vita, dalla infanzia avventurosa in Versilia alla euforia del dopoguerra, dalla sua attività presso la RAI di Milano ai contatti umani, agli amori. Mai la lotta contro il tempo ha assunto un significato tanto essenziale e decisivo. E il finale del racconto porrà anche termine al dramma del protagonista. Chiuso nella sua terza parte, da una inchiesta, svolta tra i medici, teologi e gente comune sul tema affascinante e angoscioso della "morte apparente", il romanzo di Battaglia mantiene inalterata per tutto il suo sviluppo una straordinaria tensione. Il gusto per il genere "horror" vi si fonde con l’affabilità dei ricordi familiari e con l’efficacia dell’introspezione psicologica. L’opera riesce perciò a trasformare l’eccezionalità del caso in una vicenda in cui ci si può identificare, tra lo sgomento e l’attrazione: e la sua intensità umana trova una sorta di amplificazione nelle voci dell’inchiesta e una eco più profonda e inquietante nell’intima, costante adesione nel lettore. |